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La prevenzione dei tumori avviene tramite gli screening oncologici, cioè alcuni esami offerti alla popolazione per individuare in anticipo persone che, pur in assenza di sintomi e apparentemente sane, presentano già una malattia in fase iniziale.

Si tratta di esami semplici, efficaci e sicuri, in grado di rilevare i tumori con molto anticipo, in maniera da avere maggiori possibilità di terapie, controllo o guarigione.

Al momento, gli esami per la prevenzione dei tumori, raccomandati dalle Linee Guida del Ministero della Salute italiano e della Commissione Europea e per i quali è stata definita l’efficacia, sono quelli che riguardano la mammella, il collo dell’utero e il colon-retto, sedi di tumori molto frequenti e che rappresentano un grande problema di salute.

Due sono gli esami offerti per la prevenzione del tumore del colon-retto: la ricerca di sangue occulto nelle feci (SOF) e la rettosigmoidoscopia.

Ricerca di sangue occulto nelle feci (SOF)

Viene offerto alle persone di età compresa tra 50 e 69 anni ogni 2 anni. Si tratta di un esame estremamente semplice, che consiste nella raccolta (eseguita a casa) di un piccolo campione di feci e nella ricerca di tracce di sangue non visibili a occhio nudo. Per l’esecuzione del test non si rendono necessarie particolari diete. 

Non sempre la presenza di sangue occulto nelle feci indica la presenza di un tumore, in quanto anche altre malattie benigne (come le emorroidi) possono provocare sanguinamenti. Allo stesso modo un tumore potrebbe non sanguinare il giorno dell’esame, di conseguenza è importante ripeterlo (generalmente su tre campioni diversi).

Rettosigmoidoscopia

Viene consigliata nelle persone di età compresa tra 58 e 60 anni un’unica volta. Essa è un esame endoscopico, cioè si usa un sottile tubo flessibile dotato di telecamera che consente di vedere direttamente l’ultima parte dell’intestino in cui possono formarsi i tumori del colon retto.

Nel caso di risultati anomali all’esame del sangue occulto nelle feci o alla rettosigmoidoscopia, dato che comunque gli esami di screening non permettono una diagnosi certa, è necessario eseguire un esame più approfondito come la colonscopia. Essa è simile alla rettosigmoidoscopia ma permette di esaminare l’intero colon retto. Inoltre, oltre a permettere di vedere la superficie dell’organo, consente contemporaneamente una prima terapia, eliminando (tramite una “pinza”) alcuni tipi di lesioni tumorali quando presenti. Queste lesioni verranno successivamente analizzate e, in base al loro numero, alle loro dimensioni e alle caratteristiche, si decideranno specifiche terapie o esami.

È rivolta alle donne di età compresa tra 50 e 69 anni ogni 2 anni ed avviene tramite la mammografia.

Si tratta di un esame radiologico del seno, cioè si usano delle radiazioni per individuare lesioni sospette per tumori. La mammografia non è solitamente un esame doloroso e non necessita, di norma, di anestesia. L’esame dura solo pochi minuti, durante i quali un particolare strumento, chiamato mammografo, proietta un fascio di raggi X direttamente sulla mammella, permettendo di visualizzare la sua struttura.

Un esame alterato non equivale a una diagnosi certa di tumore alla mammella, ma necessita di ulteriori approfondimenti. Segue, dunque, una seconda mammografia, un’ecografia e una visita da uno specialista. A questi esami può far seguito una biopsia per valutare le caratteristiche del tumore: si tratta di un piccolo intervento chirurgico per prendere un piccolo pezzo di tumore e successivamente analizzarlo per conoscere il tipo di lesione e l’eventuale terapia.

Gli esami per la prevenzione del tumore del collo dell’utero sono il Pap-test e il test per Papilloma virus (HPV-DNA test).

Pap-test (test di Papanicolaou)

Viene riservato alle donne da 25 a 64 anni e deve essere ripetuto ogni 3 anni. Esso consiste in una raccolta di piccole quantità di muco presente sul collo dell'utero. Per l’esecuzione del test, nel corso di una visita ginecologica, si applica uno strumento che dilata leggermente l'apertura vaginale, e si procede con l’inserimento di una speciale spatola e un bastoncino cotonato per raccogliere il muco presente. Successivamente, il materiale sarà analizzato per cercare eventuali piccoli tumori. Si tratta di un esame che non richiede una particolare preparazione, è rapido ed indolore, sebbene possa causare fastidi nella fase di prelievo.

HPV-DNA test

Può essere effettuato dalle donne tra 30 e 64 anni ogni 5 anni di vita. Consiste nel prelievo di una piccola quantità di cellule dal collo dell'utero, poi successivamente analizzate per verificare la presenza del Papilloma Virus. Il prelievo avviene nel corso di una visita ginecologica, durante la quale si applica uno uno strumento che dilata leggermente l'apertura vaginale, e si procede con l’inserimento di una speciale spatola e un bastoncino cotonato per la raccolta di un campione di cellule. Non occorre nessuna preparazione specifica per effettuare il test HPV, che non risulta doloroso, sebbene possa causare fastidi nella fase di prelievo. Il tempo di esecuzione è di pochi minuti.

Quando le analisi al microscopio mostrano la presenza di cellule con caratteristiche tumorali, è necessario effettuare una colposcopia. Si tratta di un esame che, attraverso l’utilizzo di un apposito strumento (il colposcopio), permette la visione ingrandita del collo dell’utero per confermare la presenza di lesioni tumorali e valutarne la grandezza.

Alla colposcopia può far seguito una biopsia, cioè un prelievo di una piccola porzione di tumore da sottoporre a un’analisi che confermi definitivamente le caratteristiche esatte della sospetta lesione.

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